Grande movida (e qualche pasticcio risolto) al Caffé Underground

11 Marzo 2010 Blog Admin Nessun commento

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Lungo pomeriggio all’underground. Tanto è stato tranquillo nei giorni scorsi, così oggi è stato luogo di passaggio di tanti. Grande successo del nuovo servizio bar… niente di speciale: the e cappuccino in polvere, ma sufficiente a creare clima e, per me, ad arrivare a tutti. Credo di averne servito almeno una ventina.

Tutto è iniziato con un bel pasticcio da risolvere. Un guaio nel quale mi ha cacciato qualche alunno un po’ sprovveduto, grazie però alla mia ingenuità. Niente di personale, solo un pasticcio, ma fastidioso. Un po’ complicato da raccontare, ma ciò che conta è che per ora le cose si sono risolte. Per me è stata una buona occasione per imparare qualcosa, e per raggiungere ogni persona coinvolta (una intera classe). E’ stato interessante che l’underground ha raccolto in questa occasione tutti i contendenti, segno che tutti si sentivano a casa. Non è poco.

Sul tardi sono arrivati altri, una movida incredibile! Con qualcuno non ci vedevamo da un po’, mi ha fatto piacere scambiare quattro chiacchiere.

E sullo sfondo alcune vicende speciali: A., G. e S. Come andrà a finire tra i primi due? Sboccerà qualcosa di bello? Sinceramente ci spero. Per A. sarebbe una fortuna, e un aiuto a prendere il volo, finalmente, dopo averci provato tante volte con immensa fatica. G. è una nuova scoperta. Una ragazza brava, gentile, ma molto introversa e piuttosto sulle sue. Da un po’ di tempo ha iniziato ad aprirsi, e l’amicizia cresce sempre più. La trovo una persona speciale, molto in gamba, mi piace parlare con lei, le posso raccontare tante cose, ci capiamo sempre più al volo. Anche per lei sarebbe una cosa bella.

E S. che non si è comportata in modo trasparente? Ma non l’ha fatto a posta. A sedici anni è difficile gestire i propri sentimenti, gli slanci come le piccolezze (ma è difficile sempre nella vita). Domani mi racconterà qualcosa che le costa raccontare – mi ha detto prima di salutarci – e un po’ me lo immagino.

Si è fatto decisamente tardi. Alla fine sono andato a cena, ho fatto una commissione e A. e G. mi aspettavano ancora all’underground. Il tempo per accompagnare A. a prendere l’autobus, salirci sopra per una fermata e raccontarci insieme di questa bella giornata. Non importa cosa accadrà domani. Oggi è stato bello così.

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Non ci sono porte chiuse

IMG_0070 (Interno con porta aperta - Diebenkorn)Velocemente, prima di andare a dormire dopo una giornata lunghissima.

Oggi è successo un fatto che, in qualche modo, mi è apparso come di non ritorno. Sempre il solito ragazzo, sempre il solito prof, ma questa volta una sorta di scontro finale. Come in tutte queste occasioni A. – in preda alla rabbia – si chiude in se stesso e non c’è possibilità di dialogo. Mi sentivo rassegnato, neanche deluso, a dire la verità. Ma dopo pranzo, quando ho scambiato due parole col preside, gli ho fatto presente questo stato d’animo insieme ad una considerazione “finale”: a questo punto per il bene (?) di tutti, forse è davvero meglio che A. cambi scuola.

Di pomeriggio sono stato all’underground insieme ad altri alunni, poi le varie cose in parrocchia, poi incontro G., una compagna di A., e ne parliamo un po’ insieme. Forse è lì che mi viene in mente di tentare ancora l’ultima carta. Così scrivo a T., l’amico di A., chiedendogli di parlare. Se non posso arrivare ad A., arriverò almeno a T. Passano ancora alcune ore, faccio la solita attività del venerdì con uno dei gruppi delle superiori, e poi mi faccio arrivare in teatro: molti alunni – tra cui T. e A. – sono allo spettacolo. Inaspettatamente T. viene fuori prima, così ho l’occasione di parlare con lui e dirgli le cose che non posso dire ad A. Ma poi, alla fine dello spettacolo, ecco finalmente A.: colgo un po’ di disponibilità, troviamo un posto davanti alla scuola (faceva un freddo glaciale) e A. inizia a parlare e ad aprire il suo cuore. E’ un fiume in piena, vengono fuori tutte le sue ferite. Tante cose che in queste settimane gli avrei voluto dire tante volte e che ora è lui a dire a  me. Solo qualche mese fa sarebbero passati giorni e giorni prima che A. superasse la sua chiusura. Ormai è questione di ore, è già un bel progresso! Ma soprattutto lì si sblocca qualcosa, si può ricominciare. La porta si riapre in modo clamoroso.

Per l’occasione ho aperto l’Underground anche di notte, andiamo là con A. e raggiungiamo altri ragazzi. Il colloquio continua, ma ora A. è davvero rilassato. E’ successo un piccolo miracolo. Passa il tempo, si fa molto tardi, ma è bello stare lì. Parliamo insieme di tante cose, finché i ragazzi decidono di andare in un pub e io torno a casa. A. mi saluta con un affetto insolito, pieno di gratitudine. Ma sono io ad essere grato a Dio per questa nuova occasione. Non sarà facile, ci saranno tanti momenti come questo da superare. Però ancora una volta ho toccato con mano che non ci sono porte chiuse. C’è solo un grande desiderio, folle, atroce, dentro ogni persona, di essere amati e di amare.

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E’ cambiato il vento

2 Marzo 2010 Blog Admin 1 commento

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Oggi si sente un’aria diversa, finalmente tiepida, quasi primaverile. Per la prima volta dopo tanto tempo sono potuto uscire senza il giaccone.

Anche le giornate si sono allungate.

Mi sento meglio quando si sente l’inizio della primavera.

Tutto questo ha un risvolto interiore: mi sento meglio, più sereno, meno stanco, dopo il contraccolpo post-settimana bianca. Mi colpisce come – improvvisamente – avvenga una sorta di “reset” di tutta la persona, e anche ciò che sembrava bloccato ricomincia a girare per il verso giusto.

Tra l’altro oggi mi è capitato un fatto che in altre circostanze mi avrebbe rattristato.  Un problema a scuola tra un prof e un ragazzo che proprio non ci voleva. Ma… qualcosa si è mosso dentro di me. Non ho trovato soluzioni, ma sono riuscito a vivere tutto questo pacatamente.

Vento di primavera.

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Bianco e Nero

1 Marzo 2010 Blog Admin 2 commenti

Abbadia Lariana - gennaio - 3

Sono ritornato dalla settimana bianca passata insieme a 25 ragazzi dei licei, con l’aiuto di due mamme per la cucina.

Ogni ritorno è sempre in chiaroscuro. Arriva l’onda d’urto della stanchezza, dopo aver retto ad ogni orario, ogni situazione ed ogni imprevisto.

Riprendere è sempre piuttosto faticoso. E poi, dopo ogni pieno c’è un vuoto. Vivere per una settimana 24 ore su 24 insieme è un’esperienza che lascia una traccia. Quando questo “pieno” di relazioni, esperienze, emozioni… finisce, sento inevitabilmente il vuoto.

Ma poi tutto riprende velocemente. L’esperienza “cresce” nel cuore di chi l’ha fatta: rimane un legame profondo, un’intesa immediata, un mondo di sottintesi, battute che solo chi c’era può capire.

A me rimangono tante cose: i mille viaggi in pullmino, a portare qualcuno a tutte le ore da qualche parte; la “baby gang”, come l’abbiamo ribattezzata (i nostri 4 più piccoli, si fa per dire, di 15 anni), le chiacchierate con Tania (sarebbe stato bello avere più tempo), la prima volta sui pattini sul ghiaccio (vera metafora della vita) con plateali cadute e riprese, la nostalgia di Leo, Fillo e Matte, quando sono partiti a metà settimana, Annalisa sempre presente quando c’era bisogno, fino all’ultimo, la vita nottura, mio malgrado, la giornata alle terme, spettacolare, la malinconia per il litigio tra A. e C., la fatica di lasciare tutto in ordine, la solitudine di alcuni momenti (ci vuole sempre uno come Luca accanto), la presenza di Roberto sempre rassicurante.

Bianco e nero. Il tempo di riprendere respiro.

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“Signore, non disturbarti”

16 Febbraio 2010 Blog Admin Nessun commento

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Ieri sono stato colpito da questa frase, mandata a dire dal Centurione a Gesù, nel capitolo 7 del vangelo di Luca.

Il Centurione ha un servo che gli è molto caro e che sta morendo. Chiede aiuto a Gesù, di cui si fida ciecamente, ma non vuole disturbarlo: gli basta una sua parola, perché il suo servo sia guarito.

Noi a volte preghiamo con insistenza, ci affanniamo a chiedere tante cose, in maniera quasi nevrotica. Al centurione basta dirlo una volta, non con sufficienza, ma con fiducia.

Quanto è bella questa “preghiera”: “Signore, non disturbarti per me. Mi basta solo una tua parola”.

Bene. Oggi ho preso sul serio tutto questo. Scrivevo ieri di avere un cruccio. Si tratta di una persona a me molto cara, che in questi settimane è decisamente in difficoltà. Finora ho giocato tutte le mie carte, senza successo. Ieri sera dovevo riscontrare di aver fatto un buco nell’acqua, e oggi mi accingevo a vivere la giornata facendomene una ragione: non chiudere quella finestra, certo, ma aprirne tante altre.

Però andando in chiesa stamattina ho fatto mie queste parole: “Signore, non disturbarti per me. Mi basta una tua parola e A. starà meglio”.

Alle 8.45 avevo lezione con la classe di A. Entro in aula e riscontro in A. un atteggiamento per niente incoraggiante. Pazienza, dico tra me. Porto la classe in aula multimediale, A. è l’ultimo per un problema alla gamba. Quando sto entrando in aula mi chiede di fermarmi un attimo con lui. Ok, non lascio mai niente di intentato, per cui sistemo tutto in aula, lancio il film e mi soffermo con lui appena fuori dall’aula. E lì la situazione si sblocca: A. mi racconta tutto quello che in questi giorni non ha mai voluto tirare fuori, ho la possibilità di dirgli io quello che penso: una conversazione che segna un passo in avanti del tutto insperato.

Finisce l’ora, ho un’altra classe, mi immergo nella nuova realtà. Poi, quando sono di nuovo in sala video mi ricordo di quanto avevo chiesto al mattino nella preghiera: “Non disturbarti, Signore, mi basta una parola”. E sono io a rimanere senza parole.

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Ho un cruccio

15 Febbraio 2010 Blog Admin Nessun commento

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Da alcuni giorni ho un cruccio. Un pensiero che mi distrae. Una sorta di nebbia che mi ha bloccato.

Ma nel tardo pomeriggio, poche ore fa, si è fatto strada qualcosa di diverso.

La richiesta di una persona mi ha portato a scrivere su un foglio alcuni appunti sul percorso di questi anni. Non mi sentivo ispirato, non avevo voglia di farlo, ma ci ho provato. Così si è riattivato qualcosa di importante dentro di me.

Non che il cruccio, la distrazione, la nebbia si siano prontamente dissolte. E’ successo un altro fatto: lo sapevo, ma ho preso coscienza che in questi giorni stavo guardando la realtà in un modo sbagliato e filtrato.  Fissato su un punto oscuro, non stavo prestando attenzione a mille altre cose stavano accadendo attorno.  Non era la realtà sbagliata, ma lo sguardo.

Il mio “meccanismo” ogni tanto si inceppa (per fortuna sempre di meno), e ha bisogno di un reset per ripartire. Prima prestavo molta attenzione a questi momenti di vuoto. Ora inizio a pensare che sono sì da mettere in conto, ma… senza dare troppa importanza. Perché una volta che si riparte, tutto ricomincia.

(E nello sfondo la solita “Marquesa di Montemayor” de “Il ponte di san Luis Rey”: Lascia che sia, lascia che accada).

Ci sono cose molto difficili

15 Febbraio 2010 Blog Admin Nessun commento

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Ci sono delle cose molto difficili, a tutte le età. A 40 come a 17.

La prima è crescere, diventare grandi, persone che affrontano la vita e non la subiscono, soprattutto persone che non fuggono.

La seconda è amare. Voler bene – nel senso più generico –  è qualcosa di bello, ma di  istintivo e immediato. Amare è qualcosa di più grande e di più difficile. Pochi sono capaci veramente di amare, forse perché implica una sofferenza profonda e uno sradicamento di se stessi.

Per me è molto difficile. Però vorrei compiere entrambe le cose: crescere e amare.

Se ne vanno

9 Febbraio 2010 Blog Admin 2 commenti
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“Il bello deve ancora venire”

8 Febbraio 2010 Blog Admin Nessun commento
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il bambino del leccalecca

6 Febbraio 2010 Blog Admin Nessun commento
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